Ass. Pro Loco Mercatellese

 In 64 kmq di spazio offriamo monumenti, cultura, storia, ambiente e buona cucina…non per niente siamo dal 2002 Paese della Bandiera Arancione.”

Mercatello sul Metauro e il suo Patrimonio Immateriale

Ass. Pro Loco Mercatellese

   Comune Mercatello s/M

Immersa nella rigogliosa vegetazione appenninica, l’antica Pieve d’Ico, ha saputo mantenere integro nei secoli il proprio ambiente impregnato di storia e cultura. Data molto importante da ricordare è il 21 marzo 1235 quando Papa Gregorio IX propone al Parlamento di Massa Trabaria di abbandonare sette piccoli castelli arroccati nella zona e di convogliare gli abitanti nel territorio della Pieve, costituendo il Comune fortificato di Mercatello. Il centro storico, conservato nel tessuto medievale, unisce

Un po’ di storia … le origini di Mercatello sul Metauro

l’armoniosità delle vie, l’eleganza e l’imponenza di tanti edifici: la Pieve Collegiata dedicata a S. Pietro, il Palazzo Gasparini, il Monte di Pietà con il suo portale in arenaria scolpita, il Palazzo Comunale( tutti raccolti in piazza Garibaldi); vi è un ponte romanico a tre arcate che sormonta il fiume Metauro, il Palazzaccio ora abitazione privata,  la Chiesa pinacoteca di S. Francesco, il Palazzo Ducale iniziato (ma rimasto incompiuto) da Federico da Montefeltro su disegno di Francesco di Giorgio Martini. Inoltre Mercatello è arricchito dalla presenza del Convento di Clausura di S. Veronica Giuliani il cui paese le ha dato i natali e dal vicino Castello della Pieve, piccolo borgo rurale millenario, oggi perfettamente ristrutturato, dove il 4ottobre1301 fu deciso l’esilio di Dante Alighieri dalla sua Firenze.

Tra le manifestazioni, le feste che ritroviamo ogni anno come appuntamenti fissi ricordiamo:_ nel mese di Gennaio, in occasione della festa di S.Antonio Abate, avviene in piazza Garibaldi la benedizione degli animali da parte del sacerdote e la distribuzione del pane benedetto;_ nel periodo di Quaresima (marzo,aprile) ricordiamo la Processione del Cristo morto (Giovedì Santo), in cui un preziosissimo Cristo in pelle con le articolazioni flessibili, risalente al 1285, viene da

Le manifestazioni, i riti, le feste ...

quell’anno portato in Processione nella Chiesa principale dove viene crocifisso e deposto;_  per la Pentecoste Mercatello festeggia la Madonna del Bell’Amore: una credenza popolare infatti vuole che il suo divino intervento abbia fatto cessare un grande terremoto verificatosi nel 1781 proprio nel giorno di Pentecoste;_  per il Corpus Domini, in Giugno, si effettua una bellissima infiorata; _ molto importante è la Processione dedicata a Beata Margherita della Metola e la grande festa in Luglio per la Santa Patrona: Santa Veronica Giuliani in cui sono presenti la Banda Cittadina (1812) e le tre Confraternite del paese:_ S.Veronica,_ del Bello Amore,_ del S.S. Sacramento. Nei mesi di Giugno, Luglio da dieci anni Mercatello si anima con il Palio del Somaro, istituito in ricordo del nome con cui i mercatellesi erano ingiuriati dagli abitanti dei popoli vicini:”Magna Someri”(Mangia Somari). Oltre a questi appuntamenti ne abbiamo molti altri come:_ la stagione concertistica Musica&Musica nel periodo estivo,_ il Cantabimbo, manifestazione canora per bambini in Luglio-Agosto,_ il concerto della Banda Cittadina nel mese di Agosto.

I Suoi Spazi Culturali...

E’ nella piazza che gli abitanti di Mercatello, dai più piccoli ai più anziani, vedono il loro luogo principale di ritrovo, di incontro. E’ in Piazza Garibaldi che si danno appuntamento gli amici per uscire insieme, è lì che c’è la sede del Comune, la Chiesa, i bar, i negozi, che vengono svolte le principali manifestazioni che coinvolgono il paese. Un luogo vivo, animato continuamente dalla presenza della comunità.

Il paese ora è privo del suo teatro: il Teatro Bencivenni (per motivi di sicurezza). Un luogo molto frequentato dai mercatellesi fino al 1984, quando venne messa in scena la prima rappresentazione della neo-compagnia teatrale “La Fenice”. Essa intendeva rinascere sulle ceneri della “Filodrammatica mercatellese” degli anni ’30, come a testimoniare un amore per il teatro che non è mai finito. Una tradizione che esisteva e che tuttora continua pur senza un luogo adatto per farlo; questo lo dimostra ad esempio ogni anno il “Somaro Show” che si svolge in Piazza Garibaldi: si tratta di una kermesse teatrale ( all’interno del Palio del Somaro) che coinvolge tutta la cittadina (circa 400 persone salgono sul palco), in cui ciascuno dei quattro cantoni si esibisce in venti minuti di show. Altri luoghi in cui la popolazione si ritrova, in cui vengono svolte attività e avvenimenti particolari sono: alcuni locali dell’Oratorio (Catechismo, Oratorio estivo,rappresentazioni teatrali di bambini,ecc), la Chiesa di S.Francesco (stagioni concertistiche, presentazioni di avvenimenti, libri,ecc), e altri spazi di proprietà comunale adattabili per le varie occasioni.

Molto preziosa ancora oggi è l’arte del Tombolo introdotta a Mercatello negli anni ’50 dalle Suore. Oggi solo poche donne conservano e praticano assiduamente questo tipo di ricamo, ma si sta cercando con tanta forza di volontà da parte di chi quest’arte la pratica, di tornare a diffonderlo almeno all’interno del paese. Nella lavorazione del tombolo a fuselli si usano ancora oggi gli stessi strumenti di una volta: occorre un tavolino ripiegabile in più punti,

L’ Artigianato Tradizionale...

sopra il quale va adagiato il tombolo. Questo è costituito da un sacco di stoffa (cioè un panno cucito a macchina o a mano dove viene inserito un elastico che chiude il tutto) che ha per base un cerchio in legno ( circonferenza circa 54cm) e che poi viene imbottito con un materiale che gli conferisce una certa resistenza (il crine). Sul tombolo viene poi fissato con gli spilli il disegno del pizzo che si andrà a lavorare: i disegni utilizzati sono principalmente quelli conservati dalla Scuola di Tombolo degli anni ’50; quando c’è la necessità vengono reperiti tramite un giornale di ricamo ma a costi elevati  (15€ circa a disegno). Il disegno puntato con gli spilli viene coperto da un panno bianco con un foro per coprire il lavoro e per fissare gli spilli evitando che risultino fastidiosi durante il lavoro. Occorrono inoltre forbici, un uncinetto sottile (il n.12) per legare il lavoro, dei fuselli che sono navette di legno a una o due teste sulle quali viene avvolto e fissato il filo di lino. Incrociando e ruotando tra di loro le navette si ottiene il ricamo. Esistono diversi tipi di ricamo al tombolo chiamati “Retine”: la più semplice è il “mezzo punto” ma si può arrivare anche a fiori con più petali e foglie.

Le Tradizioni Orali...

Di notevole importanza nel nostro territorio e non solo, risulta il problema della perdita del dialetto dovuto a cause di diversa natura. La comunità mercatellese, pur essendo molto legata alle tradizioni e interessata a non disperdere questo bene prezioso che è il dialetto, risente di questo fenomeno. A conferma del legame tra la popolazione e le sue radici sono i vari tentativi fatti per tenere viva la questa lingua, come ad

esempio negli anni ’80-’90, la compagnia teatrale mercatellese “La Fenice”, che metteva in scena ogni anno una commedia recitata interamente in dialetto. Inoltre negli ultimi anni si stà lavorando ad un vocabolario dialettale che attende ancora delle messe a punto. Un grande lavoro c’è stato dietro a questo progetto come ad es. molte serate passate dagli interessati nei salotti delle persone più anziane ad ascoltare i loro racconti rigorosamente in dialetto mercatellese. Ne sono state ricavate tantissime perle come ad es. modi di dire e proverbi: _“L’ bugì en còm i sòpi, s’ védn da lontèn” cioè le bugie sono come gli zoppi, si vedono da lontano, non si nascondo; _”Scatisè el fòch sa l’ moiètt” cioè battere la paletta e le molle sui tizzoni accesi per ricavarne brace (ridare vita alla discussione, riaccendere la lite). E’ curioso sapere che fino agli anni ’50, cioè prima che la popolazione dopo le guerre e per necessità si trasferisse in massa nel paese lasciando le campagne, si dice che esistessero,  nel territorio di Mercatello, “tre dialetti”. Questo probabilmente era dovuto al fatto che nelle campagne c’erano diversi borghi ognuno dei quali aveva le sue peculiarità.

Piatti poveri, legati alla vita contadina e alla tradizione.

 

 Tra gli antipasti :

 La “Goletta” che è una parte della guancia e della gola del maiale. Una volta cibo povero, oggi prelibatezza per  i palati più fini.

 

Tra i primi:

“Passatini in brodo”

I suoi piatti tipici...

Tra i secondi:

“Cinghiale in Salmì”

“Piccioni ripieni”

“Ravigiòl” (formaggio molle), ormai scomparso dalle nostre tavole

 

Tra i dolci:

“Bostrengo” dolce preparato con riso, uvetta, latte, uova

“Lattaiolo”   dolce preparato con latte, uova, rum

“Miaggio”    dolce preparato con cacao e sangue del maiale

“Nociatino”  tipico dolce natalizio preparato con uova, farina, noci e uvetta ( un po’ il nostro panettone)

 

Tra i vini ricordiamo uno su tutti “Il bianchello del Metauro”.